8 febbraio 2016

Macbeth, William Shakespeare

Il 2016, ho deciso, sarà anche l'anno di Shakespeare. Mentre il mondo celebra i 400 anni dalla morte del più grande drammaturgo che sia mai esistito, io provo a conoscerlo, partendo da zero, grazie al progetto di Maria: la #maratonaShakespeariana, che consiste nella lettura di un dramma al mese, per tutti i dodici mesi di quest'anno.

Pronti, partenza, via.
Io e Shakespeare non ci eravamo mai incontrati, prima di qualche giorno fa. Oh sì, l'avevo intravisto in tv in vari Romeo e Giulietta e a scuola mi avevano perfino portato ad assistere a un Amleto in inglese, interpretato in una chiave molto rock con le canzoni dei Pink Floyd: belle, le canzoni; del resto della rappresentazione non ricordo nulla, perché il mio interesse all'epoca credo che fosse pari quasi a zero. Avrebbero potuto darmi complicatissimi problemi di analisi matematica e ci sarei stata su a pensare per tutto un pomeriggio, avrebbero potuto impormi capitoli e capitoli di storia e li avrei studiati senza battere ciglio, ma l'inglese, per favore, no.

Tutto questo preambolo per dire che la lettura di Macbeth ha rappresentato per me il primo vero approccio a Shakespeare, il primo vero mio contatto con un testo teatrale. Ne ho rimandato a lungo la lettura, perché nutrivo numerosi dubbi a riguardo: ero quasi sicura del fatto che sarebbe stata complicata e pesante, invece, colpo di scena, le (poche) pagine dell'opera mi sono scivolate via in fretta, senza troppe complicazioni.
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La scena si svolge soprattutto in Scozia, dove regna un buon sovrano: Duncano, padre di Malcolm e Donalbano. Macbeth è un suo generale, il generale più fidato, viene presentato come Macbeth il prode, Macbeth giovin di Bellona sposo (dove Bellona era la divinità latina della guerra), Macbeth che non ha mai paura di battersi per l'onore del suo re e della sua patria.
È dopo una vittoriosa battaglia contro l'esercito norvegese, vittoriosa grazie al suo coraggio, che a Macbeth e a Banquo (suo amico e anche lui generale dell'esercito svedese) appaiono tre streghe che salutano Macbeth prima come Thane di Glamis (carica che già ricopre), poi come Thane di Cawdor e infine addirittura come futuro re. Mentre lui resta interdetto per tante gustose profezie, Banquo chiede informazioni anche sulla sua vita: gli viene detto che sarà padre di re, seppur non re lui stesso.
In un primo momento Macbeth non si fida delle previsioni delle streghe, ma deve subito ricredersi, perché viene presto nominato Thane di Cawdor, grazie alla sua vittoria in battaglia.
In lui comincia a farsi strada l'idea del regicidio, idea che non vuole confessare nemmeno a se stesso, all'inizio. È a questo punto che entra in scena una crudelissima e assetatissima di potere Lady Macbeth: è lei, soltanto lei, a convincere il marito ad anticipare quella profezia delle streghe. Troppo ghiotta è la possibilità di divenire regina.
LADY MACBETH - Ti fa tanta paura

mostrarti nell'azione e nel coraggio
quello stesso che sei nel desiderio?
Tu vuoi avere quello che consideri
l'ornamento di tutta un'esistenza,
e intanto vuoi continuare a vivere
stimandoti un ingnobile vigliacco,
lasciando che il "non oso"
sia sempre agli ordini dell'"io vorrei"
È nel secondo atto che l'assassinio di Duncano si compie. Era ospite in casa di Macbeth, che lo pugnala nel sonno, facendo ricadere la colpa dell'uccisione materiale del re sui due soldati che avrebbero dovuto sorvegliarlo. All'inizio sono ritenuti i mandanti dell'omicidio i figli Malcolm e Donalbano, che scappano, non perché colpevoli in realtà, ma per non essere anche loro uccisi.
Macbeth, come predetto e previsto, viene incoronato re di Scozia.
Il terzo atto segna l'inizio della fine del nuovo sovrano. Macbeth non riesce a vivere serenamente, non riesce a dormire, vede pericoli per il suo trono ovunque, soprattutto nel suo generale più coraggioso e leale, Banquo. Anche lui, decide, deve essere eliminato, e con lui il figlio Fleante, che secondo le streghe potrebbe essere un giorno re. I sicari ingaggiati dal sovrano colpiscono a morte Banquo, ma perdono di vista il figlio, che fugge.
Macbeth perciò continua a non dormire sonni tranquilli, anzi tutto è reso più complicato dalle apparizioni dello spettro dell'amico che lui, ormai bramoso di potere, ha appena fatto uccidere.
È Lennox, un nobile di Scozia, il primo a parlare di Macbeth come di un tiranno, come di un regicida. Macduff, altro nobile in dissenso col re, fugge invece in Inghilterra insieme a Malcolm.
Da questo momento in poi avrà inizio la discesa del protagonista.
Col quarto atto non cambia lo stato d'animo di Macbeth, che non ha più niente in sé del valoroso soldato che era all'inizio, ormai è un uomo ossessionato unicamente dal potere. Non stenta a uccidere la moglie e i figli di Macduff quando le streghe, nuovamente interpellate, gli rivelano che lui sarebbe stato un pericolo. Ormai è a tutti gli effetti un efferato assassino, rimasto quasi completamente da solo.
In questo contesto nasce in Inghilterra un'alleanza contro di lui, capitanata dallo stesso Macduff, desideroso di vendicare la propria famiglia, e da Malcolm, voglioso di riprendersi il trono che gli sarebbe spettato per discendenza.
È nel quinto e ultimo atto che la vendetta si compie, Macbeth muore colpito dalla spada di Macduff e Malcolm viene incoronato nuovo re di Scozia. Muore anche Lady Macbeth, che, incredibilmente, sul finale aveva avuto un briciolo di risentimento per tutto il sangue che lei stessa aveva contribuito a far versare.

La maratona shakespeariana ha a suo favore un brillantissimo gruppo su facebook, dove tutti, a parte me che sono timidina e di sicuro ignorante in questo campo, si incitano e condividono spunti, idee, conoscenze. Spulciando qua e là nei vari post ho scoperto che il Macbeth shakespeariano si ispira a un Macbeth realmente esistito, re di Scozia per ben 17 anni, poco dopo l'inizio del primo millennio. Pare che il vero Macbeth fosse stato un buon sovrano, capace di garantire ricchezza e pace al suo regno, capace di prendere provvedimenti giusti come l'equiparazione delle figlie femmine ai maschi nelle questioni ereditarie. Insomma, pare che il Macbeth truce assassino protagonista dell'opera, l'unico di cui si abbia davvero memoria, non renda affatto giustizia al vero Macbeth da cui è stato ispirato.

Tornando al dramma, ammetto che mi è piaciuto. È stato un esperimento, il primo incontro con un genere mai toccato, una prova riuscita. Macbeth, nello specifico, mi ha fatta riflettere sul modo in cui ci approcciamo al nostro futuro: siamo noi a determinarlo? E se lo conoscessimo già come sarebbero influenzate le nostre scelte? Saremmo ancora uomini col libero arbitrio? Molto probabilmente no. Chissà se, senza l'intervento delle streghe, Macbeth sarebbe mai diventato re, chissà se avrebbe mai compiuto il regicidio senza la spinta della moglie, chissà se tutto si sarebbe svolto comunque in questo modo, anche senza l'intervento del soprannaturale e degli altri. Chissà.
Se il fato vuole ch'io diventi re,
ebbene il fato mi può incoronare,
senza ch'io abbia a muovere un sol dito.
Non resta che continuare la maratona. A febbraio si legge, nientepopodimenoche, l'Amleto.
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