1 febbraio 2016

Storia della bambina perduta, Elena Ferrante


E così è finita. 
Addio a Silvia, Franco, Bruno Soccavo, Nadia, Armando. Addio alla Galiani, alla maestra Oliviero. Addio a Guido Airota, ad Adele, a Mariarosa, a Pietro. Addio a Gigliola, Gino, Marcello e Michele Solara, addio a Enzo, Carmen, Stefano Carracci. Addio a Nino Sarratore, Marisa, Donato, addio a Melina, Antonio, Ada. Addio a Pasquale, Pinuccia, Alfonso, a don Achille. Addio a Raffaella ed Elena, addio a Lenù e Lila.
Sono arrivata anch'io alla fine de L'amica geniale, l'ho fatto con calma, senza divorare un libro dopo l'altro, senza fare indegestione. Quello che mi resta è un vortice di storie, una spirale di emozioni contrastanti, dove tutto è smarginato (termine caro a Lila). Si smargina l'infanzia dentro una vita adulta di ribellione, si smarginano i sogni, si smargina l'amore, si smarginano bontà e cattiveria, ambizione e arroganza. Spariscono i contorni, niente è netto, tutto è sfumato. Si smarginano le tradizioni, gli ideali, le abitudini. Si smargina l'Italia sotto gli occhi di quelle piccole donne del rione , quelle piccole donne che dal rione, a modo loro, prendono le distanze.

La Ferrante racconta il nostro Paese, dal secondo dopoguerra a oggi. Racconta di quando lo studio era un privilegio e il lavoro non una scelta, ma un'eredità. Racconta di una vita andata altrove e altrove diventata grande, racconta di una vita mai uscita dal quartiere ma con una mente vivissima e gli occhi stretti per mettere a fuoco tutto meglio. Racconta del matrimonio come unico modo per una donna di cambiare la sua classe sociale. Racconta di unioni senza amore, di violenza, di nessuna dolcezza.
Ma gli anni passano e l'Italia inizia a cambiare, una piccola donna lavora intensamente per garantirsi l'indipendenza da ogni uomo e l'altra si laurea, sognando storie da scrivere. Arrivano gli anni Sessanta e con loro l'aria rivoluzionaria che avvolge tutto il mondo, che lo sconvolge, che presto riuscirà a scardinare, a smarginare, anche idee fisse da sempre radicate nel cattolicissimo popolo italiano. È un attimo e ci si conquista il divorzio e anche l'aborto. Sembrava impossibile e invece quelle due bimbe del rione, destinate al niente dei propri genitori, si trovano a vivere in un'epoca di grande trasformazione, di lavori nuovi, di nuovi modi per essere ugualmente una famiglia. Tutto va, come sappiamo essere andato: la Dc al governo, il pentapartito, il socialismo di Craxi, Di Pietro, Mani pulite, la politica che si svuota, che si corrompe, che si monetizza, che perde i suoi principi, fino ad arrivare alle elezioni del '94, quelle che segnano l'ascesa di Berlusconi, fino ad arrivare al nuovo millennio iniziato con le Torri gemelle sbriciolate da quegli aerei che sono rimasti nella memoria di tutti noi.
L'amica geniale non è stata solo la storia della sofferta amicizia lunga sessant'anni tra Lila e Lenù, L'amica geniale è stata anche la storia della nostra piccola Italia, raccontata in modo da non voler mai uscirne fuori, quasi si stesse in apnea, un anno dopo l'altro, avvenimento dopo avvenimento.
Sono quattro libri e tante pagine, ma tutto scorre senza nessun intoppo, dall'inizio alla fine, da quando Lila trascina Lenù su per le scale sulla porta di don Achille per chiedergli di restituire loro le bambole che lei stessa aveva buttato nel buio dello scantinato, fino alle loro bimbe vere, Tina e Imma.
È un'emozione continua, una continua giostra, ne esci un po' smarginata pure tu che leggi, che un attimo vorresti abbracciare Lila per poi prenderla a schiaffi la pagina successiva, ne esci stravolta anche tu che vorresti stringere la mano a Lenù per quello che è riuscita a fare salvo poi dubitare della sua intelligenza quando non sa non farsi usare da un uomo che era palese fin dall'inizio che l'avrebbe solo usata. È sempre così, per quattro libri, non si sa da che parte stare, non si sa che pensare, non si sa per chi tifare.
Lila o Lenù, Lenù o Lila, entrambe, nessuna.
Luci e ombre dappertutto. Chiaroscuri reali.
Nessuno è sempre buono, nessuno è sempre cattivo: come nella vita così nelle pagine di quest'opera immensa. Una meraviglia, semplicemente.
A differenza che nei racconti, la vita vera, quando è passata, si sporge non sulla chiarezza ma sull'oscurità. Ho pensato: ora che Lila si è fatta vedere così nitidamente, devo rassegnarmi a non vederla più.
Ed è finita, così.
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