27 aprile 2016

Amleto, frasi [William Shakespeare]


AMLETO Potessi non pensarci. Fragilità, il tuo nome è donna. Un piccolo mese; prima che fossero consumate le scarpe con cui, una Niobe di lagrime, aveva seguito il feretro, eccola, lei, la stessa - Dio, l'animale che manca di ragione avrebbe aspettato di più - eccola sposa a mio zio, fratello di mio padre, ma non più simile a lui che io a Ercole. Meno di un mese, prima che il sale delle lacrime ipocrite avesse finito di arrossarle gli occhi, rimaritata. Fretta abominevole, scivolare con tanta leggerezza sotto lenzuola incestuose. 

POLONIO Ecco la mia benedizione. E cerca di stampare nella memoria questi pochi precetti. Non dare lingua ai tuoi pensieri, né attuazione a pensieri non misurati. Sii famigliare senza essere volgare. Gli amici provati, agganciali all'anima tua con rampini d'acciaio, ma non intorpidirti la mano accogliendo ogni nuovo, implume, camerata. Evita le liti, ma se ci caschi, fa che il tuo avversario debba ricordarsi di te. Da' orecchio a tutti, voce a pochi; ascolta i pareri degli altri, poi giudica da te. Il tuo abito sia costoso quanto la borsa te lo può comprare, ma non stravagante; ricco, non ostentato; spesso l'abbigliamento rivela l'uomo, e in Francia le persone di società, di gusti eletti, vi badano molto. Non fare debiti, e non prestare, perché con il prestito spesso si perde il denaro e l'amico, e con l'indebitarsi, è il taglio dell'economia che si smussa. E soprattutto questo: sii fedele a te stesso; ne seguirà, come la notte al giorno, che non potrai essere falso con gli altri. 

SPETTRO Amleto, ascolta. Si è detto che un serpente mi ha morso mentre dormivo in giardino. Così la Danimarca è perfidamente ingannata da una versione artefatta della mia morte; ma sappi, nobile giovane, il serpente che morse la vita di tuo padre, oggi ne porta la corona.

SPETTRO La virtù sta salda anche se il vizio la corteggia sotto apparenza divina; ma la lussuria, anche unita a un angelo radioso, può stendersi su un letto celeste e pascersi di letame.

POLONIO La tua esca di menzogne pesca un carpione di verità.

REGINA Più sostanza e meno arte.
POLONIO Signora, cerco di non usare arte, vi giuro. Che egli sia pazzo, è vero; che sia vero, è un peccato; ed è un peccato che sia vero.

POLONIO Dubita che le stelle siano fuoco,
dubita che il sole si muova,
dubita che  la verità sia bugiarda,
ma non dubitare del mio amore.
Ofelia diletta, non so rimare; mi manca l'arte di scandire i miei sospiri; ma che ti amo, carissima, credilo. Sempre più tuo, fanciulla adorata, finché questa macchina è sua,
Amleto.

AMLETO Un sogno non è che ombra.

AMLETO La recita è la trappola in cui farò cadere la coscienza del re.

AMLETO Essere, non essere, qui sta il problema: è più degno patire gli strali, i colpi di balestra di una fortuna oltraggiosa, o prendere armi contro un mare di affanni, e contrastandoli por fine a tutto? Morire, dormire, non altro, e con il sonno dire che si è messo fine alle fitte del cuore, a ogni infermità naturale alla carne: grazia da chiedere devotamente. Morire, dormire. Dormire? Sognare forse. Ecco il punto: perché nel sonno di morte quali sogni intervengano a noi sciolti da questo viluppo, e pensiero che deve arrestarci. Ecco il dubbio che tiene in vita a così tarda età gli infelici, perché chi vorrebbe subire la sferza e gli sputi del tempo, i torti dell'oppressore, contumelie dall'uomo arrogante, pene per l'amore sprezzato, remore in luogo di legge, gli uffici e la loro insolenza, e gli oltraggi che il merito paziente ha inflitti dalla iniquità, quando egli stesso, nient'altro che con un pugnale, potrebbe far sua la pace? Chi vorrebbe portare some, gemere, smaniare sotto una vita opprimente, se lo sgomento di qualcosa dopo la morte, l'inesplorato dei continenti dalla cui frontiera non c'è viaggiatore che torni, non intrigasse la volontà, facendo preferire il peso dei mali presenti al volo verso altri di cui non si sa? È la coscienza che ci fa vili, noi quanti siamo. Così la tinta nativa della risoluzione si stempera sulla fiacca paletta del pensiero, imprese di grande flusso e momento insabbiano il loro corso e perdono il nome di azione.

RE Amore! Le sue passioni non vanno per questo corso, e ha detto parole incoerenti, ma non da pazzo. C'è qualcosa in quell'anima, su cui sta la malinconia: pericolosa la covata che se ne schiuderà.

AMLETO Mio Dio, signora, un buffone, tutto vostro. Che dovremmo fare, se non darci buon tempo? Guardate come è allegra mia madre, e mio padre è morto che non son due ore.

RE E per finire dove cominciai,
destino e volontà son così avversi
che i nostri piani spesso vanno persi:
nostri i pensieri, gli esiti mai.

SPETTRO La passione è più forte nelle nature più deboli.

AMLETO Un uomo può pescare con il verme che ha mangiato un re, e mangiare il pesce che ha inghiottito quel verme.
RE Che vuol dire?
AMLETO Niente; vi spiego come un re possa trovarsi in viaggio ufficiale nelle budella di un mendicante.

RE Non che io ne dubiti; ma il tempo, che dà principio all'amore, ne modifica il fuoco e la scintilla; io lo so per prova. Dentro la fiamma stessa dell'amore c'è uno stoppaccio che la consuma. Niente che sia ottimo può mantenersi eternamente tale; anzi, ogni buona qualità, facendosi pletorica, muore del suo proprio eccesso. Ciò che vorremmo fare, dovremmo farlo quando vorremmo, perché quel «vorremmo» cambia, passando crisi e indugi quante sono lingue, mani, evenienze; dunque il «dovremmo» è come il sospiro del prodigo, che duole ma dà sollievo.

II BECCHINO La verità vuoi saperla da me? Se non fosse un cadavere gentildonna, niente sepoltura cristiana.
I BECCHINO L'hai detto. È una grande ingiustizia, che a questo mondo la gente ripulita abbia più diritto di annegarsi o di impiccarsi che noi, comuni cristiani.

AMLETO Basta. Orazio, io muoio, tu vivi, racconta la verità su me, sulla mia causa, ai dubbiosi.
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