2 maggio 2016

Heidi, Johanna Spyri

Quando d'estate si ritornava a casa dall'Appennino, dove si era andati per un picnic, ero solita salutare le montagne gridando Ciao Heidiiii!!! Ciao capretteeeee! Ciao Peteeer! Io e mia cugina ci sgolavamo, convinte che da qualche parte, proprio lassù, ci fosse quella bimba paffutella e sempre scalza che ci teneva compagnia durante i nostri pomeriggi di supermerende e di supergiochi. 
Heidi era uno dei miei cartoni preferiti, per questo, quando ho visto il libro da cui era stato tratto appoggiato sullo scaffale dell Coop, non ho saputo resistere alla tentazione e l'ho portato a casa con me (insieme ad Anna coi capelli rossi, a essere sincera).
Il romanzo di Heidi è stato scritto alla fine dell'Ottocento: come il cartone è un inno alla natura, al suo rispetto, alla gioia di vivere di cose semplici e genuine, al volersi bene. 

L'autrice denuncia anche il lavoro minorile e l'analfabetismo, grazie alla simpatica figura del golosissimo Peter, che imparerà a leggere solo dopo molti anni, in seguito all'intervento di Heidi. I bambini della montagna pensano che la scuola sia del tutto inutile: a che serve loro studiare se tanto hanno da parare le capre? Serve forse saper leggere per andare al pascolo?

Nel romanzo è presente inoltre una fortissima morale cattolica, su cui spesso l'autrice calca la mano: tutto sembra dipendere dalle preghiere e dall'indiscussa bontà di dio, che se a volte ci fa soffrire è per un suo piano a noi oscuro che però, prima o poi, ci condurrà alla felicità. 
Questa centralità della religione e della fede è sicuramente la differenza più evidente col cartone che tutti noi, credo, abbiamo in mente. 
La storia ha inizio quando Heidi ha cinque anni e la zia Dete, stufa di dover rinunciare alla sua vita per accudire la nipote rimasta orfana, la conduce alla baita del Nonno, a Mayenfeld, un paese sperduto sulle Alpi svizzere. 
Il Nonno è un uomo burbero, un eremita che vive in solitudine, lontano da dio e dagli uomini, da cui è guardato con timore e disprezzo.
Un tempo aveva un bel podere, ma lo aveva perso giocando a carte; dopo la sconfitta era scomparso, forse si era arruolato militare arrivando fino a Napoli, dove si diceva che avesse ucciso un uomo in una rissa. Quando era ritornato alle Alpi aveva con sé un bambino, Tobia, che da grande aveva sposato la sorella di Dete, era diventato padre della piccola Adelaide detta Heidi, per poi morire, solo pochi mesi dopo, schiacciato da una trave mentre lavorava. Prestissimo Heidi si era ritrovata sia senza padre che senza madre, morta di dolore poco dopo il marito, per questo era cresciuta con la zia e la nonna materna.
Tutto questo fino a quando, appunto, ha inizio la storia che tutti conosciamo e lei inizia a vivere alla baita, sotto i tre grandi abeti, con le capre Cigna e Orsetta, che le danno il latte più buono del mondo, col suo letto di fieno da cui può vedere addirittura le stelle.
La vita del Vecchio dell'Alpe viene stravolta, lentamente il suo cuore di pietra si sgretola di fronte a tanta genuina meraviglia, di fronte all'entusiasmo di quella nipotina ritrovata che adora andare al pascolo con Peter, saltare con le capre, vedere i prati colorarsi di fiori bellissimi. 
Passano due anni e Dete, all'improvviso, torna a riprendersi Heidi per condurla a Francoforte, dove Clara Sesemann, sulla sedia a rotelle, ha bisogno di una compagna di studio e di giochi che la faccia stare meglio. Heidi parte solo dopo che la zia le ha promesso che, se non le piacerà la nuova vita, potrà tornare immediatamente dal Nonno. 
Purtroppo è una bugia. Heidi se ne rende subito conto, ma è intrappolata in quella città da cui non si vedono le stelle e nemmeno le sue montagne. Certo Clara è buona e simpatica, ma questo non le basta per essere felice. La Nonna di Clara si accorge della sua malinconia e la sprona a chiedere aiuto a dio, che dopo un po' di tempo interviene inviando alla piccola il Signor Sesemann e il Dottor Classen che decidono, per la sua salute, di rimandarla alla baita.
Heidi ritorna dal Nonno e lo trova ancora più cupo dell'altra volta, ma ora ha una lezione da impartirgli: gli racconta di dio, di come sia tornata a casa grazie alle preghiere e al suo intervento provvidenziale. Le parole di Heidi fanno tornare in superficie la fede perduta del Nonno, che piangendo fa pace con dio e di conseguenza anche con le persone. 
Tutto è bene quel che finisce bene, le Alpi e il buon cuore ritrovato del Vecchio riescono a guarire anche Clara.
L'amore vince.

Il cartone comunque è molto, molto, molto più bello del libro!

Ciao Heidiiii!!! Ciao capretteeeee! Ciao Peteeer!
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...