30 gennaio 2016

Spunti e appunti prima del weekend #3

- Innamoratevi, post di Giui.
- «Dov'è dunque Dio?» le risposte degli scrittori: da Wiesel a Dostoevskij. Una riflessione sulla Shoah.
- Comodini, storie di libri e oggetti è la nuova rubrica di internostorie che mi incuriosisce assai.
- Giovanni Costantino e i suoi cappuccini (io è già tanto se riesco a fare una schiuma decente).
- Citazioni:
1) Mi vergogno, o forse mi vanto, di dirti quanto tempo passo a pensare, pensare, pensare, alla letteratura... Eppure, dubito che valga la pena di possedere qualcos'altro nella vita. [Virginia Woolf]

29 gennaio 2016

Il mappalibri #3 [Suite francese]

Il mappalibri è la rubrica del venerdì, nella quale ho pensato di condividere gli scarabocchi che realizzo a caldo dopo la lettura di un libro. 

Se anche voi avete voglia di scarabocchiare in senso quasi letterale le storie che leggete e di condividerle su Instagram vi chiedo di usare gli hashtag #ilmappalibri e #scarabocchidipensieri e di taggarmi (@scarabocchidipensieri) nei vostri scatti così che io possa ritrovarvi facilmente. Se vi va di giocare insieme a me sicuramente il venerdì ci sarà posto anche per i vostri scatti! 

Questa settimana ho scelto un libro in tema con la settimana della giornata della memoria, l'autrice infatti morì ad Aushwitz lasciando incompiuta proprio quest'opera: Suite francese.

Qui potete trovare il post che ho dedicato alla prima parte, Tempesta di giugno, e qui le frasi che ho sottolineato.

Qui invece troverete il post sulla seconda parte, Dolce, e qui le frasi.



Questa settimana per la prima volta posso presentarvi anche il primo mappalibro non scarabocchiato da me, per questo devo ringraziare @valewanderer (del blog Rose's turn) che ha "disegnato" I quattro accordi di Don Miguel Ruiz che, per citare proprio la prima scarabocchiatrice di mappalibri, è un libricino piccolo che si può leggere con tranquillità in una giornata. L’autore spiega con semplicità i quattro accordi che possiamo stringere per vivere al meglio, distruggendo le catene che portiamo dietro da tutta la vita.  

Grazie mille!

Bacioni,


Elisa

28 gennaio 2016

Gli ingredienti segreti dell'amore, frasi [Nicolas Barreau]

A volte si cammina per andare da qualche parte, a volte si cammina e basta. E si continua a camminare finché la nebbia non si dirada, finché la disperazione non si placa o finché non abbiamo analizzato da tutte le angolazioni possibili il pensiero che ci martella il cervello.

Un buon libro è buono a ogni pagina.

È un problema con le storie. Da dove le prendono gli autori? Sonnecchiano dentro di loro e un evento particolare le fa affiorare in superficie? Sono sospese in aria e loro le afferrano? Seguono il corso della vita di persone reali?
Cosa è vero e cosa è inventato? È l'immaginazione che influenza la realtà o è la realtà che influenza l'immaginazione?

Sull'amore, quando finisce
L'amore, quando finisce, è sempre triste.
Raramente è nobile e generoso.
Chi lascia ha la coscienza sporca.
Chi viene lasciato si lecca le ferite.
Il fallimento fa quasi più male della separazione.
Alla fine però ognuno è quello che è sempre stato.
E a volte resta una canzone, un foglio di carta con due cuori,
il dolce ricordo di un giorno d'estate.

C'è qualcosa nel Natale che ci riporta indietro nel tempo, a come eravamo, ai nostri ricordi, ai nostri sogni, alla nostra anima infantile, che aspetta eccitata e con gli occhi sgranati il grande giorno.
Fruscio di carta, parole bisbigliate, candele accese, finestre illuminate, profumo di cannella e chiodi di garofano, desideri scritti su foglietti o espressi guardando il cielo e che forse si avvereranno: che lo si voglia o no, il Natale risveglia l'eterna voglia di meraviglia.

Il dispiacere è una terra dove piove e piove ma non cresce mai nulla.

Se ci accorgiamo di aver fatto un errore, bisogna correggerlo prima possibile.

Ci sono scrittori che lavorano giornate intere sulla prima frase del loro romanzo. Se la prima frase funziona il resto viene da sé, dicono. Credono siano stati pubblicati anche degli studi sugli incipit: la prima frase di un libro è come il primo sguardo tra due persone che non si conoscono.
E poi ci sono gli scrittori che non riescono a iniziare un romanzo se non hanno già trovato l'ultima frase. Di John Irving, per esempio, si dice che mentalmente lavori a ritroso, partendo dall'ultimo capitolo per arrivare al primo. E solo allora comincia a scrivere. 
Io invece scrivo questa storia senza sapere come andrà a finire, anzi, senza neanche poter influire minimamente sul modo in cui finirà.

25 gennaio 2016

Gli ingredienti segreti dell'amore, Nicolas Barreau

Quante probabilità ci sono che una donna che non ha mai letto un libro in vita sua entri in una libreria? 
Quante probabilità ci sono che una donna che non ha mai letto un libro in vita sua entri in una libreria e compri un libro?
Quante probabilità ci sono che una donna che non ha mai letto un libro in vita sua entri in una libreria, compri un libro e lo divori in una notte?
Quante probabilità ci sono che una donna che non ha mai letto un libro in vita sua entri in una libreria, compri un libro, lo divori in una notte e scopra di essere proprio lei la protagonista di quelle pagine?

Sebbene ai tempi del liceo avessi un odio profondo per la probabilità, penso di saper giungere alla conclusione che Gli ingredienti segreti dell'amore fondi la sua storia su una coincidenza assolutamente surreale, improbabile, oserei dire impossibile. Eh sì, lo so, sono sempre la solita acida senza cuore, non mi ha cambiato l'anno nuovo, tantomeno un uomo che mi ama. Sono sempre io, quella che di fronte alle storie troppo zuccherose storce la bocca, proferendo un semplice carino, però...
Questo libro che mi è stato regalato a Natale non è romantico: di più. La protagonista è una giovane cuoca, Aurélie Bredin, che ha da poco perso il padre e si trova da sola a mandare avanti il ristorante di famiglia: Les temps des cerises. La sua vita si divide tra l'amore per Claude, la cucina e un'amica, Bernadette, che non simpatizza affatto col fidanzato. Come darle torto in effetti. Lui riesce a lasciarla con un bigliettino, cosa che nemmeno a 12 anni sarei riuscita a tollerare. Aurélie non capisce subito la grandissima fortuna che ha avuto nel perdere un uomo vigliacco e traditore come Claude e per un giorno (soltanto un giorno giuro) si dispera e si dispera e si dispera, finché, prima magia, proprio lei che non ha mai letto un libro in vita sua si ritrova in una libreria. E lì accade la seconda magia: le sembra scortese nei confronti del libraio uscire senza niente, perciò acquista un libro, Il sorriso delle donne di Robert Miller. Appena arriva a casa si verifica l'ennesimo incantesimo: Aurélie si mette a leggere e, sorpresa sorpresa, scopre che quel romanzo che fortuitamente è finito tra le sue mani è ambientato proprio nel suo ristorante e protagonista è una donna esattamente come lei, col suo stesso vestito verde, i suoi stessi capelli, il suo stesso sorriso: in poche parole, lei. 
Nel giro di una manciata di ore la donna depressa che era sparisce, al suo posto, grazie a un libro, spunta una peperina che ha un unico obiettivo: conoscere l'autore di quel romanzo che l'ha salvata. Aurélie è già innamorata pazza di questo Robert Miller, lo idealizza come nel migliore dei miei film mentali, ma non si limita a sognare, no, decide di buttarsi e di scrivergli una lettera. Su internet non trova suoi recapiti, perciò spedisce tutto alla casa editrice che ha pubblicato in Francia il romanzo. Ogni suo tentativo di contattare lo scrittore sembra però fallire per colpa di un editor, Andrè Chabanet

Chi è davvero Robert Miller? Ha conosciuto Aurélie? È stato ospite del suo ristorante dalle tovaglie a quadri rossi e bianchi? Perché ha scritto un libro su di lei? 
L'ostinazione della piccola chef parigina la porta a preparare per il suo scrittore preferito (l'unico che ha letto) il Menù d'amour, con cui il padre aveva conquistato la madre tanti anni prima. L'incontro non sarà come aveva previsto, ma su una cosa di certo aveva ragione: le coincidenze proprio non esistono.
Ho aperto il 2016 in dolcezza, non c'è che dire. Si sa che questo non è il genere che preferisco, non mi entusiasma, non mi spinge a voltare la pagina per scoprire che cosa viene dopo, perché tutto è chiaro non appena si delinea la trama. Voglio comunque specificare che non è stata una brutta lettura, per alcune pagine addirittura c'è stato un mistero da svelare, è durato poco, ma quel poco è stato la mia parte preferita.

Come Zafon con L'ombra del vento anche Barreau con Gli ingredienti segreti dell'amore ha inventato la sua storia a partire da un libro che non esiste, l'idea mi è piaciuta in entrambi i casi. Probabilmente ci sarà anche un'altra cosa che mi piacerà di questo romanzo parigino: il Gateaux au chocolat, la cui ricetta è insieme alle altre del Menù d'amour dopo le note finali dell'autore. Non vedo l'ora di provarlo!

Bacioni, felice settimana!!!

Elisa

23 gennaio 2016

Spunti e appunti prima del weekend #2


- Il calendario 2016 di Virgola, scaricabile gratuitamente.
- Tutorial di cucito: la borsa portalavoro. Voglio provare a fare una bustina del genere, più piccola.
- Il mattone di cioccolato, ricetta che non avevo mai fatto (eppure è così semplice e veloce...), ma che mi è stata commissionata dal mio Ometto.
- Quali alibi di Daniele Silvestri. [Neanche posso non votare, perché non votiamo]
- I pilastri, rubrica del blog Tanto non importa di Julia, che ci riporta sui banchi di scuola con la sua lettura condivisa della letteratura greca. Il suo viaggio, in particolare, è iniziato dall'Iliade.
- Tre citazioni:
1) Dove non puoi amare, non soffermarti. [Frida Kahlo]
2) Quello che hai da fare, fallo adesso. Il futuro non è promesso a nessuno. [Wayne W. Dyer]
3) L'amore è quella cosa che tu sei da una parte, lui dall'altra, e gli sconosciuti si accorgono che vi amate. Chest'è. [Massimo Troisi]
Buon finesettimana, come lo passerete? Io tra lavoro e carro di Carnevale!

Elisa 

22 gennaio 2016

Il mappalibri #2 [Sostiene Pereira]

Il mappalibri è la rubrica del venerdì, nella quale ho pensato di condividere gli scarabocchi che realizzo a caldo dopo la lettura di un libro. 

Se anche voi avete voglia di scarabocchiare in senso quasi letterale le storie che leggete e di condividerle su Instagram vi chiedo di usare gli hashtag #ilmappalibri e #scarabocchidipensieri e di taggarmi (@scarabocchidipensieri) nei vostri scatti così che io possa ritrovarvi facilmente. Se vi va di giocare insieme a me sicuramente il venerdì ci sarà posto anche per i vostri scatti! 

Questa settimana protagonista è il primo (e per ora unico) libro che ho letto di Antonio Tabucchi: Sostiene Pereira
Qui potete trovare il post che gli ho dedicato e qui le frasi che ho sottolineato.

20 gennaio 2016

Favole al telefono, frasi [Gianni Rodari]

- Quanto pesa una lagrima?
- Secondo: la lagrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra.
[A inventare i numeri]

Un giovane gambero pensò: «Perché nella mia famiglia tutti camminano all'indietro? Voglio imparare a camminare in avanti, come le rane, e mi caschi la coda se non ci riesco».
Cominciò ad esercitarsi di nascosto, tra i sassi del ruscello natio, e i primi giorni l'impresa gli costava moltissima fatica. Urtava dappertutto, si ammaccava la corazza e si schiacciava una zampa con l'altra. Ma un po' alla volta le cose andarono meglio, perché tutto si può imparare, se si vuole.
[Il giovane gambero]

- Allora non ci hai creduto. - A che cosa?
- Alla storia della strada che non andava in nessun posto.
- Era troppo stupida. E secondo me ci sono anche più posti che strade.
- Certo, basta aver voglia di muoversi.
[La strada che non andava in nessun posto]

- Ti piace il bastone? - egli domandò sorridendo a Claudio.
Claudio credette che lo rivolesse indietro, e glielo tese, arrossendo.
Ma il vecchio fece cenno di no.
- Tienilo, tienilo, - disse. - Che cosa me ne faccio, ormai, di un bastone? Tu ci puoi volare, io potrei soltanto appoggiarmi. Mi appoggerò al muro e sarà lo stesso.
E se ne andò sorridendo, perché non c'è persona più felice al mondo del vecchio che può regalare qualcosa ad un bambino. 
[A giocare col bastone]

Prima di spegnersi il semaforo blu fece in tempo a pensare: «Poveretti! Io avevo dato il segnale di "via libera" per il cielo. Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare. Ma forse gli è mancato il coraggio».
[Il semaforo blu]

Paolo era bruno, Jean biondo, e Kurt castano, ma erano lo stesso bambino. Juri aveva la pelle bianca, Ciú la pelle gialla, ma erano lo stesso bambino. Pablo andava al cinema in spagnuolo e Jimmy in inglese, ma erano lo stesso bambino, e ridevano nella stessa lingua.
Ora sono cresciuti tutti e sette, e non potranno più farsi la guerra, perché tutti e sette sono un solo uomo.
[Uno e sette]

In principio la Terra era tutta sbagliata, renderla più abitabile fu una bella faticata. Per passare i fiumi non c'erano ponti. Non c'erano sentieri per salire sui monti. Ti volevi sedere? Neanche l'ombra di un panchetto. Cascavi dal sonno? Non esisteva il letto. Per non pungersi i piedi, né scarpe né stivali. Se ci vedevi poco non trovavi gli occhiali. Per fare una partita non c'erano palloni: mancava la pentola e il fuoco per cuocere i maccheroni, anzi a guardare bene mancava anche la pasta. Non c'era nulla di niente. Zero via zero, e basta. C'erano solo gli uomini, con due braccia per lavorare, e agli errori più grossi si poté rimediare. Da correggere, però, ne restano ancora tanti: rimboccatevi le maniche, c'è lavoro per tutti quanti!
[Storia Universale]

18 gennaio 2016

Favole al telefono, Gianni Rodari

C'era una volta...
... il ragionier Bianchi, di Varese. Era un rappresentante di commercio e sei giorni su sette girava l'Italia intera, a Est, a Ovest, a Sud, a Nord e in mezzo, vendendo medicinali. La domenica tornava a casa sua, e il lunedì mattina ripartiva. Ma prima che partisse la sua bambina gli diceva: - Mi raccomando, papà: tutte le sere una storia.
Perché quella bambina non poteva dormire senza una storia, e la mamma, quelle che sapeva, gliele aveva già raccontate tutte anche tre volte. Così ogni sera, dovunque si trovasse, alle nove in punto il ragionier Bianchi chiamava al telefono Varese e raccontava una storia alla sua bambina. Questo libro contiene appunto le storie del ragionier Bianchi. Vedrete che sono tutte un po' corte: per forza, il ragioniere pagava il telefono di tasca sua, non poteva mica fare telefonate troppo lunghe. Solo qualche volta, se aveva concluso buoni affari, si permetteva qualche «unità» in più. Mi hanno detto che quando il signor Bianchi chiamava Varese le signorine del centralino sospendevano tutte le telefonate per ascoltare le sue storie. Sfido: alcune sono proprio belline.

Inizia così Favole al telefono di Gianni Rodari, con una premessa che ne spiega l'esistenza, creando una cornice capace di tenere insieme, con amore, le numerose fiabe contenute all'interno. E sì, alcune son proprio belline, come scrive l'autore.
Di Gianni Rodari non avevo mai letto un libro per intero, avevo solo mordicchiato qua e là pezzi di filastrocche e rime pacifiste. Nell'antologia delle medie qualche fiaba c'era, ma a 12 anni mi sarei un po' vergognata nel mostrarmi interessata a cose palesemente da bambini: per fortuna ora di anni ne ho il doppio e sono così ben maturata che di leggere le fiabe non mi vergogno più!

Non mi sembra il caso di dilungarmi troppo in questi scarabocchi, vi invito solo a non fare come la dodicenne che ero e a riprendere in mano un libro per bambini, ché in fondo ogni libro per bambini non è mai solo per loro. Non è bello sognare un palazzo di gelato e una strada di cioccolata? Non è bello potersi fermare davanti a un semaforo aspettando non il verde, non il giallo, non il rosso, ma il blu? Non è bello saper vedere in quella luce blu un via verso il cielo? 
Il mondo è meraviglioso, quello dei bambini un po' di più, ma se ci impegniassimo un minimo forse anche noi potremmo riuscire a sorridere di niente, come fanno quei nanerottoli che ci avvolgono con il suono rotondo delle loro risate e ci cullano dentro abbracci stretti stretti e ci amano di un amore tutto pieno, senza se e senza ma, un amore che da grandi non sappiamo più donare con la stessa semplicità e leggerezza. 


Per un mese prima di addormentarmi ho avuto un appuntamento con Rodari, certe sere leggevo solo una fiaba, altre di più, ma ogni volta chiudevo gli occhi con un sorriso, nonostante la stanchezza. Se un libro mi fa quest'effetto allora non posso non dirvi di leggerlo, anche voi, per un sorriso a fine giornata che fa sempre bene.

Intanto vi regalo una favoletta, sperando che vi faccia bene.
Il sole e la nuvola
Il sole viaggiava in cielo, allegro e glorioso sul suo carro di fuoco, gettando i suoi raggi in tutte le direzioni, con grande rabbia di una nuvola di umore temporalesco, che borbottava:
- Sciupone, mano bucata, butta via, butta via i tuoi raggi, vedrai quanti te ne rimangono.
Nelle vigne ogni acino d'uva che maturava sui tralci rubava un raggio al minuto, o anche due; e non c'era filo d'erba, o ragno, o fiore, o goccia d'acqua, che non si prendesse la sua parte.
- Lascia, lascia che tutti ti derubino: vedrai come ti ringrazieranno, quando non avrai più niente da farti rubare.
Il sole continuava allegramente il suo viaggio, regalando raggi a milioni, a miliardi, senza contarli.
Solo al tramonto contò i raggi che gli rimanevano: e guarda un po', non gliene mancava nemmeno uno. La nuvola, per la sorpresa, si sciolse in grandine. Il sole si tuffò allegramente nel mare.

16 gennaio 2016

Spunti e appunti prima del weekend #1

A malincuore ho deciso di salutare una rubrica a cui ero molto affezionata, il Sempre di domenica. L'ho fatto perché era strutturata in modo tale che aveva bisogno di tempo per essere creata, soprattutto dal punto di vista grafico. Quel tempo non ce l'ho più, inutile fingere che non sia così. Pensare di riuscire a portarla avanti sarebbe stato alquanto utopistico da parte mia, meglio non prendersi in giro.

Quello che mi piacerebbe continuare a fare però è raccogliere i link che mi sono piaciuti o mi sono sembrati utili durante la settimana in un post, in modo veloce, senza tanti abbellimenti grafici.
Spunti e appunti prima del weekend, il sabato mattina, per l'esattezza. 

Spero che rappresenti un buon compromesso tra quello che vorrei fare e quello che posso fare effettivamente. 

Felice weekend!
In attesa della neve
- #MaratonaShakespeariana, l'idea è dell'intraprendentissima Maria di Scratchbook. Nel 2016 ricorrono i 400 anni dalla morte di Shakespeare, perciò come ricordarlo? Con una sorta di maratona: un dramma al mese per dodici mesi, si comincia con McBeth, ci state? Io ci provo.

- Un video che insegna come costruirsi un quadernino usando solo fogli A4, ago e filo: niente di così complicato (ho già sperimentato un paio di volte).

- Bohoberry, un blog che mi fa venire gli occhi a cuoricino: ce l'avessi io un'agenda così ordinata!!!

- internostorie tutto in minuscolo è la nuova casa di Little Miss Book, inaugurata proprio lo scorso lunedì.

- Un tag chiudipacco troppo carino! Se, come me, amate l'uncinetto sicuramente un weekend sarà più che sufficiente per farne qualcuno!

- Tre citazioni (grazie a Cristina e @rossana_rossana).
1) Innamoratevi delle persone come realmente sono e non come le vuole la vostra fantasia. Innamoratevi delle persone vere, con le loro fragilità, con i loro difetti, con gli errori che hanno commesso. Ed accettatele come sono. Non amate mai le persone col desiderio di cambiarle. Innamoratevi degli sguardi, delle carezze, delle tenerezze che queste persone vi possono dare. Solo così è amore vero che può durare. [Agostino Degas]
2) L'unica ossessione che vogliono tutti: "l'amore". Cosa crede la gente che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l'amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. [L'animale morente, Philip Roth]. 
3) Prendi la direzione opposta all'abitudine e quasi sempre farai bene. [Jean Jacques Rousseau]

15 gennaio 2016

Il mappalibri #1 [Lessico famigliare]

Questa è la prima novità dell'anno, una novità per il blog e una seminovità per chi mi segue anche su Instagram
Durante la primavera dell'anno scorso avevo preso l'abitudine di condividere su questo social la mappa da me disegnata del libro appena letto, non ho pubblicato numerosi schemi, ma ho continuato a disegnarli sul mio quadernino dedicato al blog, perché mi aiutano a ricordare i concetti più importanti e a ricamarci intorno i miei scarabocchi di pensieri, poi.

Disegnare la mappa dei libri che leggo è, da qualche mese, la prima cosa che faccio quando finisco di leggere un libro. 
Da oggi, ogni venerdì, ho intenzione di condividere qui sul blog e magari anche su Instagram un mappalibro, come ho deciso di chiamare questi miei schizzi disordinati.

Comincio questa rubrica con una delle letture che più mi hanno colpito nel 2015 e che mi è tornata in mente proprio in questi giorni seguendo la fiction Rai Tutto può succedere (la vedete?), dove lo hanno spesso nominato: si tratta di Lessico famigliare di Natalia Ginzburg
Qui potete trovare il post che ho dedicato al libro e qui le frasi che ho sottolineato.

Se anche voi avete voglia di scarabocchiare in senso quasi letterale le storie che leggete e di condividerle su Instagram vi chiedo di usare gli hashtag #ilmappalibri#scarabocchidipensieri e di taggarmi (@scarabocchidipensieri) nei vostri scatti così che io possa ritrovarvi facilmente. Se vi va di giocare insieme a me sicuramente il venerdì ci sarà posto anche per i vostri scatti!

Tante cose belle, a domani!

13 gennaio 2016

Storia di chi fugge e di chi resta, frasi [Elena Ferrante]

«Un maschio, a parte i momenti pazzi in cui lo ami e ti entra dentro, resta sempre fuori. Perciò, dopo, quando non lo ami più, ti dà fastidio anche solo pensare che una volta l’hai voluto. »

Disse che non essere credenti non significava non credere in niente, lui aveva sue convinzioni e una fede assoluta nel suo amore per me.

«Voi professori insistete tanto sullo studio perché con quello vi guadagnate il pane, ma studiare non serve a niente, e nemmeno migliora, anzi rende ancora più malvagi».

Si rivolse a Lila, voleva tirarla nella conversazione:
«Lei s’è sposata in chiesa?».
«Sì».
«È credente?».
«No».
«Allora perché s’è sposata in chiesa?».
«Si faceva così».
«Non bisognerebbe fare le cose solo perché si fanno».
«Ne facciamo tante».

Che brutta gente – attaccò a dire senza fermarsi più fino alla metropolitana di piazza Amedeo –, hai visto la vecchia come t’ha trattata, s’è voluta vendicare, non può sopportare che scrivi i libri e gli articoli, non può sopportare che stai per fare un buon matrimonio, soprattutto non può sopportare che Nadia, educata apposta per essere la meglio di tutte, Nadia che doveva darle tante soddisfazioni, non combina niente di buono, s’è messa col muratore e le fa la puttana sotto gli occhi: sì, non può sopportarlo, ma tu fai male a dispiacerti, fottitene, non glielo dovevi lasciare il tuo libro, non dovevi chiedere se voleva la dedica, soprattutto non gliela dovevi fare, questa è gente che bisogna trattare a calci in culo, il tuo difetto è che sei troppo buona, abbocchi a tutto ciò che dicono quelli che hanno studiato come se la testa ce l’avessero solo loro, e invece non è così, rilassati, va’, sposati, fa’ il viaggio di nozze, ti sei preoccupata troppo per me, scrivi un altro romanzo, lo sai che m’aspetto da te cose bellissime, ti voglio bene.

Diventare. Era un verbo che mi aveva sempre ossessionata, ma me ne accorsi per la prima volta solo in quella circostanza. Io volevo diventare, anche se non avevo mai saputo cosa. Ed ero diventata, questo era certo, ma senza un oggetto, senza una vera passione, senza un’ambizione determinata. Ero voluta diventare qualcosa – ecco il punto – solo perché temevo che Lila diventasse chissà chi e io restassi indietro. Il mio diventare era diventare dentro la sua scia. Dovevo ricominciare a diventare, ma per me, da adulta, fuori di lei.

Quando non sai cosa hai scritto vuol dire che hai lavorato bene.

«Decidere significa fare del male.»

11 gennaio 2016

Storia di chi fugge e di chi resta, Elena Ferrante


È passato decisamente troppo tempo dal momento in cui ho terminato di leggere Storia di chi fugge e di chi resta perché io possa anche solo lontanamente scriverne qualcosa di dettagliato.
Se dopo i primi due volumi dell'amica geniale per me era facile schierarmi dalla parte di Elena piuttosto che da quella di Lila, adesso non è più così scontato.
Ormai entrambe non sono più bambine, hanno le loro vite adulte, ma nonostante questo continuano a muoversi nel mondo pensando sempre, costantemente, di superare l'altra. Chi delle due è più buona? Chi delle due è più forte? Chi delle due è più coraggiosa? Chi delle due si è più ribellata ai canoni del rione? Chi è una madre migliore? Chi sa amare e amarsi di più?
È soprattutto Lenù a sentire il peso del confronto con quella Lila che fin da bambina le ha sempre dimostrato che, a parità di possibilità, avrebbe avuto certamente successi più grandi dei suoi. Lila, agli occhi di Lenù, è sempre stata una sorta di Re Mida: un'amica che sapeva eccellere ovunque mettesse le mani. Certo, non è riuscita ad andare via dal rione, non ha saputo vivere il suo amore con Nino, è una madre sola che vive con un uomo che la rispetta nel profondo, ma che lei non ama, è una donna che ha saputo rinunciare a un matrimonio ricchissimo, che lavora, che si mantiene da sola. Elena invece è semplicemente una macchina da guerra, una che riesce a diventare, ma senza quel guizzo che Lila ha sempre avuto negli occhi, senza un sogno, senza un vero obiettivo. Lei diventa, quasi per caso. Le capita di studiare e studia, le capita di fare il test di ammissione alla Normale di Pisa e lo passa, le capita un uomo ricco e noioso e lo sposa, le capita di scrivere un libro, le capita di diventare madre, le capita perfino l'occasione per avere quel Nino che è sempre stato nel cuore non solo suo, ma anche di Lila, e allora tradisce.

Lila è una combattente, Lenù un pezzo di legno che si lascia trascinare dalla corrente.
Lila è rimasta nel rione, ma è lontana anniluce dai prototipi femminili della città.
Lenù è andata via, ha una vasta cultura, non ha più l'accento napoletano, è ricca.
Ma chi delle due è riuscita maggiormente nell'intento comune di ribellarsi allo stato delle cose rionali? È così scontato che sia stata l'unica che è riuscita a lasciare Napoli? A me non sembra.
Ho trovato questo terzo volume della saga dell'amica geniale meno coinvolgente degli altri, sebbene il contesto storico fosse il mio preferito. Storia di chi fugge e di chi resta è ambientato negli anni Settanta, gli anni di piombo italiani, quelli delle lotte operaie e degli estremismi politici, spesso violenti. Sono gli anni dei referendum sull'aborto e il divorzio, gli anni del femminismo, gli anni in cui le donne iniziano a diventare padrone delle proprie vite, pur essendo sempre e comunque divise tra carriera e famiglia, uno status che credo difficilmente potrà cambiare.

E adesso, a malincuore e già con un pizzico di malinconia nell'anima, sono pronta per scoprire che fine faranno, Lila e Lenù. Comunque vada conoscerle è stato meraviglioso, posso già gridarlo al mondo intero.

8 gennaio 2016

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop, frasi [Fannie Flagg]

È buffo come da bambini si pensi che il tempo non passerà mai; poi, dal momento in cui si aggiungono i vent'anni passa svelto come il rapido per Memphis. Io credo che succeda a tutti: la vita ti scivola addosso. Di sicuro è successo a me. Un giorno ero una bambina e il giorno dopo ero una donna adulta, con il petto e i peli non dico dove. E nel frattempo non mi ero accorta di nulla. Ma io non sono mai stata troppo brava a scuola…

A volte mi domando che cosa la gente usi al posto del cervello. Pensa a quei ragazzi: hanno paura di sedersi a mangiare vicino a un negro, ma divorano le uova che escono dal culo delle galline.

Pensava di essere pronta ad accettare la necessità di lasciarla morire. Ma nessuno è mai veramente pronto a spegnere la macchina che tiene in vita la propria madre, nonostante quello che credeva di poter pensare prima. Significa spegnere la luce della propria fanciullezza e andarsene, così come si spegne una lampadina prima di uscire da una stanza.

«È naturale! È peggio dei cavalli di una giostra. Su e giù, su e giù… Per quanto riguarda il peso, mia cara, lei non ha alcuna voglia di tornare magra. Provi a dare un'occhiata a questi vecchi. Sono quasi tutti pelle e ossa. Oppure vada all'ospedale battista e visiti il reparto dei malati di cancro. A loro piacerebbe avere addosso qualche chilo in più. Lottano ogni giorno per non dimagrire. Quindi smetta di preoccuparsi del peso e ringrazi il cielo di essere sana!»

«C'è qualcos'altro che devi sempre ricordare. Ci sono persone magnifiche su questa terra, che se ne vanno in giro travestite da normali esseri umani. Non scordarlo mai, Stump, hai capito?»

Era rimasta vergine per non essere chiamata sgualdrina o puttana. Si era sposata per non essere chiamata zitella. Aveva finto gli orgasmi per non essere chiamata frigida. Aveva avuto dei figli per non essere chiamata sterile. Non era mai stata una femminista perché non voleva sentirsi dare della lesbica. Non aveva mai protestato né alzato la voce per non venire etichettata come una rompiscatole…

«Se chiudi in trappola un animale selvatico, puoi star certa che morirà, ma se lo lasci libero, nove volte su dieci tornerà a casa.»

«Perché proprio Peggy?»
«Peggy o chiunque altra, ma non voglio che tu finisca solo come un cane o come il povero Smokey.»
«Smokey sta benone.»
«Lo so, ma starebbe molto meglio se avesse una moglie e una famiglia. Che cosa sarebbe di te se dovesse accadere qualcosa a me o a tua madre?»
«Sopravvivrei. Non sono stupido.»
«Lo so, sopravvivresti, ma mi piacerebbe pensare che tu avessi qualcuno da amare e di cui prenderti cura.»

Tutti e due avevano capito fin troppo bene i sentimenti dell'altro. Da quel momento in poi era cominciato per entrambi un lutto senza fine. Non che ne avessero mai parlato. Quelli che soffrono davvero non lo dicono mai.

Se sei bianco, sei stanco. Se sei scuro, sei un duro. Se sei giallo, sei un gallo. Ma se sei nero, sei più vero.

7 gennaio 2016

Buoni propositi per il blog

Potrei iniziare il primo post del 2016 dicendo che mi dispiace un sacco di essere sparita dall'estate in poi. Potrei iniziarlo raccontando che ho letto pochissimo negli ultimi mesi e che quel poco che ho letto non avevo mai davvero voglia di metterlo nero su bianco su queste pagine. Potrei iniziare chiedendo scusa a tutte le persone a cui nel corso del tempo, grazie ai nostri blog, ho imparato a volere bene, potrei iniziare chiedendo loro scusa se sono sparita, proprio io che odio quando lo fanno gli altri. Potrei iniziare il primo post di questo anno bisestile dicendovi che sono stata felice, in questi mesi, e che spero lo siate stati anche voi. 

Ho pensato molto a Scarabocchi di pensieri, ho pensato che avrei dovuto scrivere post che poi non ho mai scritto; ho pensato che, vista la mia incapacità nell'incastrare le mie passioni con quella novità che mi ha rivoluzionato la vita, avrei fatto meglio a chiudere, a salutare con educazione, dicendovi che sì, era stato tutto bello, bellissimo, in questi anni, ma ormai non ero più quella ragazzina sola e triste che aveva pubblicato il primo post, senza capire niente di niente di blog e web. L'ho pensato, poi ogni tanto l'ho riguardato il mio blog, ho letto qualcosa qua e là e mi sono detta che sarebbe stato un peccato far finire quest'avventura così. 

Perciò eccomi qui, di nuovo. Ho tutta l'intenzione e la voglia di tornare a leggere, a leggervi, e a scrivere. Pian piano. Ho alcune letture arretrate che chissà se mai riuscirò a raccontare, quei libri sono ancora qui, alla mia destra, in attesa che io tolga loro la polvere, ne parli e poi li riponga sulle mensole della mia libreria che comincia a straripare.
Non credo di poter mai tornare al ritmo con cui scrivevo una volta, ma non si sa mai, anche un post a settimana di questi tempi sarebbe già un successo, per ripartire passo dopo passo. 

Per aiutarmi in questa ripartenza ho deciso di stilare una lista di buoni propositi per il blog:
  • scrivere almeno 5 post al mese;
  • non restare ancorata al passato, dando un taglio a ciò che ormai non mi ispira più come un tempo;
  • provare a impostare un giro d'Italia letterario, da non compiere necessariamente nel 2016;
  • inventare nuove rubriche veloci per dare una luce nuova alle mie paginette;
  • tagliare tutti i social che non uso, se necessario;
  • 5 obiettivi di lettura: Elsa Morante, Italo Calvino, Cuore, Delitto e castigo, Jane Eyre.

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