20 giugno 2016

Un premio e 5 anni di blog (e sentirli tutti)

5 anni di blog, mamma mia quanti sono. Scarabocchi di pensieri li ha compiuti il 17, che era un venerdì come quello di cinque anni fa. È banale e scontato dirlo, ma tutto questo tempo è volato. Ero una ragazzina spaurita e sola, oggi sono una piccola donna con qualche lavoretto, qualche amica, un amore e una nipotina. La mia vita si è riempita e il blog si è svuotato. Non seguo più tutto come facevo prima, certe volte mi prende un po' di nostalgia, poi passa e mi dico Che vuoi farci? Stai crescendo
Sto crescendo.
Credo che continuerò ad affacciarmi tra queste pagine saltuariamente, quando avrò una storia su cui scarabocchiare, in maniera molto blanda e per niente impegnativa. Non riesco più a darmi scadenze, è bene che me ne faccia una ragione. 

Ho altri progetti in testa, ad esempio un nuovo blog, un blog creativo dove dar sfogo a una parte di me che sta prendendo sempre più piede. Ci sto lavorando da un po', vorrei iniziare a scriverci a settembre. Settembre mi sembra sempre un bel mese per cominciare le cose e sento di aver bisogno di respirare aria nuova, anche se non dimentico i luoghi e le persone che mi hanno fatta stare bene, come Scarabocchi di pensieri e le tante amiche (e compagni) che ho trovato lungo il cammino.

Adesso passo a ringraziare proprio una di loro, Martola, che mi ha assegnato il Liebster award per il blog, per cui devo rispondere alle sue dieci domande. 

1) Come è nato il tuo blog?
Il mio blog è nato per noia, una noia di ventenne senza arte né parte, confusa su tutto, in particolare su se stessa. Pisapia e De Magistris avevano appena combattuto e vinto la loro rivoluzione arancione e io sentivo profumo di libertà e di cambiamento. Però mi annoiavo. La scuola era finita, i miei ex compagni volati a studiare materie su cui fino al giorno prima non avevano mostrato il minimo interesse e io volevo dire la mia, tutto qui. Ricordo benissimo che avrei voluto scrivere di politica, anche se poi non l'ho mai fatto. Per mesi questo blog è stato un diario e una piazza bellissima, dove ho conosciuto persone bellissime. Ho fatto tutto con superficialità e non mi rendevo conto che stavo parlando di me, con chiunque. Quando l'ho messo a fuoco, spaventata dalle numerosissime visite che avevo, ho cancellato quasi tutto tenendo solo i libri. Da quel momento ho iniziato a parlare quasi soltanto di storie e il blog è rinato, questa volta per passione.
2) Quale è stato il primo libro di cui hai parlato sul tuo blog?
Nel giugno 2011 ho scritto de Il fabbricante di sogni, di Iqbal Masih.
3) Quale è stato invece l'ultimo?
L'Otello di Shakespeare. 
4) Quanto sono importanti le fotografie per il tuo blog, c'è un rapporto stretto tra fotografia e scrittura?
A me piace molto fare fotografie, da quando uso Instagram un po' più attivamente ho iniziato a fotografare anche i libri, che sono belli in tutti i sensi, secondo me. Anche nei miei post amo inserire alcune immagini, per rendere tutto più allegro e colorato.
5) Qual è il tuo libro preferito?
Domanda da un milione di euro. Ce ne saranno decine, ma il primo che mi viene in mente è sempre Venuto al mondo di Margaret Mazzantini.
6) Qual è il libro che hai fatto fatica a finire?
Ricordo Gli indifferenti di Moravia come il peggior obbligo di lettura di tutta la scuola, per finirlo c'ho messo tutta un'estate. 
7) C'è stato un libro che non hai letto fino in fondo?
Di solito non lascio libri a metà. Mi ostino a finirli, forse sbagliando, non lo so. Una volta, tempo fa, avevo deciso di leggere la Bibbia, così per cultura generale: credo di non aver concluso nemmeno la Genesi, ma quella vecchia idea ogni tanto mi ritorna in mente. Chissà...
8) Come fai a scegliere il prossimo libro da leggere, a quali consigli ti affidi?
Leggo molti blog e poi vado a istinto.
9) Sei una lettrice/un lettore che sottolinea frasi sui libri?
Sì, sempre. Rileggere le frasi di un libro me lo fa tornare in mente.
10) Hai un genere preferito oppure ne leggi molti?
Rispondo al contrario: non leggo horror, romanzi troppo rosa, fantasy. Vorrei leggere qualche giallo, ma per ora non l'ho ancora fatto.
11) Qual è il tuo rapporto con le biblioteche?
Da piccola ci andavo spesso, ma da quando poi ho sentito che mi dispiaceva riconsegnare i libri ho smesso e ho iniziato a frequentare di più le librerie. Il mio portafogli se ne è accorto, ma anche la bellezza dei miei scaffali!

Grazie a tutti e buon compleanno blog!

16 giugno 2016

Otello, William Shakespeare

Terza tappa della maratona shakespeariana ideata da Maria di Scratchbook. Viaggio con un ritardo di un paio di mesi, ma l'importante è che sono ancora in pista, cosa che spero di poter dire ancora e ancora, nonostante la mia allergia ormai risaputa ai gruppi di lettura.

Otello, opera che avrei dovuto leggere a marzo anziché a maggio, mi ha davvero conquistata, più di Amleto sicuramente, ma forse anche più di Macbeth. Del protagonista conoscevo la sua famosa gelosia, ma la vicenda, quella no. Questa #maratonaShakespeariana mi piace soprattutto per questo: perché mi sta facendo scoprire storie di cui ho sempre sentito parlare, ma che avevo ogni volta affrontato con superficialità.
Dell'opera di Otello mi ha colpito l'assenza di elementi soprannaturali: gli eventi non sono pilotati da streghe o fantasmi, ma soltanto dalla geniale malvagità di Iago, che è l'unico davvero cattivo di tutta la vicenda. È buono e credulone Otello, virtuosa e dolce Desdemona, leale perfino Emilia, la moglie di Iago. Basta soltanto lui a far scatenare tutti i drammatici eventi.
Il primo atto si apre a Venezia, dove il ruolo di luogotenente al quale aspirava Iago è stato appena assegnato da Otello a Cassio. Il primo è su tutte le furie, ma non lo dà a vedere: la sua invidia cova dentro, mentre la sua mente cerca un modo per ottenere ciò che vuole.
Gli eventi lo assistono, infatti proprio lui scopre del matrimonio segreto tra Otello, detto il Moro per il colore scuro della sua pelle, e Desdemona, figlia del senatore Brabanzio. È da lui che si dirige immediatamente, insieme allo stolto Roderigo, innamorato di Desdemona e non ricambiato. 
Non appena Brabanzio viene messo a conoscenza dell'accaduto va su tutte le furie, inveisce contro Otello e ne dichiara l'arresto, convinto che abbia stregato con chissà quali incantesimi sua figlia, che altrimenti mai e poi mai sarebbe fuggita con lui.
Quando si ritrovano tutti quanti davanti al Doge le questioni militari vengono messe subito da parte a favore di questo matrimonio scandaloso appena celebrato in gran segreto, ma Desdemona scioglie ogni dubbio dichiarando il suo amore per Otello e il fatto che lui non ha usato con lei nessuna stregoneria. 
Superata, apparentemente, la questione privata si torna agli affari di Stato: Otello dovrà lasciare Venezia per guidare la guerra contro gli ottomani diretti verso Cipro. Desdemona vuole andare con lui, mentre Iago ha già progettato il suo disegno diabolico: dovrà far credere a Otello che la giovane moglie lo tradisca con Cassio, così da avere il suo posto. 

Dal secondo atto in poi la scena si sposta a Cipro, dove la flotta turca non arriverà mai a causa di un naufragio. La guerra è finita prima di cominciare insomma: gli ottomani giacciono in fondo al mare.
Mentre tutti festeggiano la vittoria (chiamiamola così) e Otello e Desdemona consumano le nozze, Iago dà il via al suo piano spingendo Cassio prima a parlar bene della giovane sposa del capo e poi a bere fino all'ubriacatura, che sfrutta causando una lite di cui incolperà proprio Cassio. Sarà proprio per questa sua improvvisa mancanza di responsabilità (fasulla, ma questo il Moro non lo sa) che Otello non lo vorrà più come suo ufficiale.
Cassio è giustamente disperato e Iago gli sta "gentilmente" vicino, consigliandogli di parlare con Desdemona a cuore aperto per riavere il suo posto: si sa che ormai è lei il vero generale.

Nel terzo atto Cassio riesce a incontrare Desdemona, che si impegna per far sì che Otello gli riassegni la carica di luogotenente.
Iago nel frattempo inizia a mettere la pulce nell'orecchio di Otello, che non sa se credere all'onestà del suo alfiere o alla virtù della moglie. In effetti lei preme per far sì che Cassio torni al suo posto, che sia forse davvero per libidine come sostiene Iago? Tutto diventa chiaro nella mente di Otello quando Desdemona non riesce più a trovare il prezioso fazzoletto che lui le aveva donato all'inizio del loro amore, fazzoletto che ingegnosamente il perfido Iago farà ritrovare proprio nella stanza del presunto amante Cassio.
Mentre Desdemona continua a sostenere anche con Emilia, moglie di Iago inconsapevolmente coinvolta dal marito nel suo piano, che Otello non è un uomo geloso, lui si sente ardere dal desiderio di rispondere a un umiliato amore con una totale, assoluta, cieca vendetta.

Nel quarto atto i pochi dubbi del Moro sull'infedeltà della moglie si sciolgono durante un colloquio tra Iago e Cassio che lui origlia di nascosto. Iago spinge Cassio a parlare della sua prostituta Bianca, ma è così abile con la dialettica e i toni di voce da far credere a Otello che lui stia parlando proprio di Desdemona.
Il tradimento è palese: non resta che ucciderla.

Tutto si compie, come al solito, nel quinto atto. È la notte in cui si fa o si disfa del tutto la fortuna di Iago. Spinto proprio da lui Roderigo ha il compito di uccidere Cassio, ma non ci riesce e lo ferisce soltanto. Di nascosto, protetto dal buio, Iago colpisce alle spalle Roderigo, che resta a terra con Cassio. Dopo poco Iago torna sulla scena del crimine, chiede a Cassio chi è stato a colpirlo, lui gli indica Roderigo e Iago, per questo, lo pugnala a morte. Nessuno lo vede.
Nel frattempo Otello va a letto per uccidere Desdemona, lo fa, sostiene, quasi per salvare la sua virtù, per non farle ingannare altri uomini, per liberarle l'anima. Lei dorme e lui le parla a lungo, la bacia, le dichiara il suo amore. Quando si sveglia le chiede ancora di confessargli il tradimento, ma lei nega per l'ultima volta. La soffoca comunque.
Emilia arriva trafelata nella stanza del Moro per annunciargli che Cassio ha ucciso Roderigo. A Emilia Otello confessa quello che ha fatto, perché Iago gli ha aperto gli occhi sul tradimento di lei. Emilia non può credere a quello che sente: lei sa tutta la verità e la racconta a bruciapelo a Otello, ormai assassino, dicendogli che suo marito è solo un calunniatore di cui non avrebbe dovuto fidarsi. Iago la uccide sul posto, tentando una vana fuga.
Il potere viene affidato a Cassio, Iago viene condannato alla tortura e Otello finisce in carcere, dove si pugnala.
Shakespeare, insomma, ha scritto una tragedia sui pettegolezzi. Non solo: anche sulla stupidità di Otello, che non crede alla moglie, ma a un presunto amico. Basta una chiacchiera un po' "lavorata" per fargli uccidere la donna amata. Cieca gelosia.
Otello è dunque una tragedia molto attuale. Siamo abituati a telegiornali pieni di notizie di uomini assassini e donne vittime di gelosia e possessività. No, la gelosia non è amore se non permette più di vivere. Anche Otello dichiara il suo amore a Desdemona, ma la soffoca comunque due secondi dopo, ingiustamente per giunta.

Interessante infine la simbologia capovolta del bianco e nero: bianco è Iago, la cattiveria, l'invidia, la brama di potere; nero Otello, che per tutta la vita era stato un uomo buono, prima di venire accecato dalla gelosia. 

9 giugno 2016

Adesso, frasi [Chiara Gaberale]

È che ci sono sette miliardi di persone, al mondo.
Ma fondamentalmente si dividono in due categorie.
Ci sono quelle che amiamo.
E poi ci sono tutte le altre.

Non riesco a immaginare il tuo dolore: non posso. Però so che, a separarsi da qualcuno che abbiamo amato tanto, ci si sente separati anche noi, dentro.

Funziona così.
Che arriviamo a un punto.
Prima di quel punto, ne abbiamo la certezza assoluta: è già successo tutto.
O almeno tutto quello per cui poteva avere un’ombra di senso ’sta vita.
Sognavamo di fare un lavoro: non ci siamo riusciti.
Sognavamo di fare un lavoro e ci siamo riusciti: fa lo stesso.
Perché quello che conta è che l’avevamo incontrata.
Forse non l’avevamo riconosciuta subito: fa lo stesso.
Comunque l’avevamo incontrata.
L’Occasione.

Tanto è già successo tutto, no?
È già successo.
Tutto.
Se non fosse che, intanto, qualcuno si diverte. È sempre lui, quel vecchio demente. Il tempo. Che fa l’unica cosa che sa fare: passa.
Così, un giorno, mentre pensavamo che fosse giusto, mentre non ci pensavamo, era solo naturale che non succedesse più niente, così, un giorno: ecco.
Un giorno sì.
Fra sette miliardi di persone che in ogni istante s’incontrano, si parlano, si baciano, si accarezzano un ginocchio, si mandano una mail, prendono un aperitivo, mentre una ne insegue un’altra e quella insegue se stessa: sì.
Tocca di nuovo a noi.
A me?
Proprio a te.
Perché a me?
Perché lo stavi aspettando.
No! Non è vero!
Da qualche parte evidentemente sì.
Se ti dico di no.
Fa lo stesso: tanto sta già succedendo.
Cosa? Cos’è che sta succedendo?
Che t’innamori.
Io?
Tu.
No no.
Sì sì.
Non sono pronto.
Nessuno lo è.
Non ci credo più.
Problemi tuoi.
Sarà un casino.
Sì.
Qualcuno si farà del male.
Probabilmente tutti.
O magari...
O magari no.
Comunque non ho tempo.
Lo troverai.
Non ne ho bisogno.
Invece sì.
Non ne ho voglia.
Ma se ogni notte ti addormentavi pregando il dio che non hai perché succedesse!
Vabbe’, ma era una specie di gioco fra me e me, era una bugia.
In verità?
In verità ho paura.
Tanto ormai è successo.
E quando?
Adesso.

Si sono lasciati da più di tre anni, ma nemmeno davanti al giudice, firmando la separazione, hanno smesso di chiamarsi così, come i protagonisti di quel cartone animato di Walt Disney: Lilo, la bambina delle Hawaii senza famiglia, e Stitch, il mostriciattolo azzurro programmato per distruggere. Con cui Lilo, però, fa famiglia. La differenza è che, nel film, Lilo alla fine supera il terrore di venire abbandonata e Stitch supera il suo istinto a rovinare tutto. Mentre Lidia e Lorenzo non ce l’hanno fatta.

È lì che viveva Lorenzo prima di conoscere Lidia; è lì che avevano cominciato, senza accorgersene, ad abitare insieme; è lì che un giorno, quando ormai si erano trasferiti a Roma da anni, erano tornati una mattina per sposarsi. E non perché fossero ormai certi di restare insieme per tutta la vita. Anzi. Proprio perché cominciavano a temere di perdersi.

"Ma tu ammetti che, in generale, quel programma è un trucco per elemosinare l’amore che credi di non ricevere e che invece non sei disposta a dare?"

"Hai sempre preferito essere libera piuttosto che felice."

È che si fa presto a dirlo: adesso.

Così, con il cuore spaccato – perché anche se è un mollusco, anche se è un rosso buffone, proprio perché è un rosso buffone, si spacca –, senza mai smettere di amare Lorenzo, Lidia si era imbarcata su quell’Arca Senza Noè bloccata da un’eterna tempesta nel mare che separa la Vita Immaginata dalla Vita Quella Vera.
Un’arca dove si era sorpresa di trovare altri animali della sua stessa razza: passeggeri in fuga da un sogno che li aveva traditi e alla ricerca di una promessa che non sapevano nemmeno loro quale fosse.
Persone che alla loro età avrebbero dovuto avere figli, persone senza figli, persone figli.

E a te, nel silenzio che sale assieme a certe notti, sembra di avere un rumore di mobili che si spostano al posto del battito del cuore.
Ti sembra di non essere in fuga, di non essere alla ricerca: di essere, semplicemente, alla deriva.
In mezzo al mare agitato dalla tempesta dei tuoi alibi e delle tue nostalgie che costeggia quella vita così vera, così spietata.

Ma le persone affascinanti sono pericolose. Sono bugiarde, sono fragili, t’ammazzano, s’ammazzano, le persone affascinanti non esistono, sono riflessi che passano su uno specchio stregato che ti fa vedere quello che hai bisogno di vedere tu.

"Ma mi permetto di insistere, dottoressa: perché il dolore fisico è stato selezionato da un punto di vista darwiniano, secondo lei? Punto primo: perché è un meccanismo di difesa e la sensazione spiacevole che abbiamo provato ci insegnerà come comportarci per evitare in futuro la circostanza che l’ha provocata. Sbattiamo la testa contro uno spigolo? Da quel giorno staremo più attenti a quello spigolo. Punto secondo: il dolore facilita la guarigione. Se un animale si ferisce alla zampa, la zampa diventa iperalgesica, cioè più sensibile, ed è all’improvviso una zona che, fino a quando non guarisce, viene istintivo proteggere anche da uno stimolo che di solito in quell’area circoscritta non farebbe del male. Dunque?”

Vedere se sono capace, se ci sono portata o se questo bisogno d’amore che non m’abbandona mai – mai – altro non è che il nome più comodo da dare al buco che ho dentro. Una piccola malformazione congenita, un guasto, ormai un vizio. Un’illusione ottica per cui mi pare di chiedere tutto agli altri, mentre in realtà non chiedo mai niente, se chiedere è anche, inevitabilmente, dare. Tempo, spazio. Fiducia. Possibilità.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...